La valorizzazione del lavoro del web designer utilizzando una piattaforma open source come WordPress

Sul mio blog personale ho accolto la proposta, nata sul canale wpbari della Comunità Italiana WordPress su Slack di raccogliere in qualche modo idee e suggestioni, quasi un piccolo report, di quanto detto e condiviso all’interno degli incontri mensili del nostro gruppo… a cominciare da quello che ha visto Nino Volpe dissertare, assieme alla platea, sul tema in oggetto.

IMG_6457

Dicci la tua nei commenti…

Pubblicato da

kOoLiNuS

— ♂, amichevole cittadino del web, motociclista, geek, lettore, curioso. Apprendista delle Arti di SysAdmin & DevOps, lavora presso un Istituto di Ricerca a Bari. È un (attivo) social networker sin dal 1999 con il nickname kOoLiNuS.

2 commenti su “La valorizzazione del lavoro del web designer utilizzando una piattaforma open source come WordPress”

  1. Mi è dispiaciuto molto non aver partecipato a questo Meetup, ma vorrei dire lo stesso la mia su questo argomento così dibattuto.
    Non penso ci sia una verità univoca riguardo il valore che potremmo dare al nostro (web coso)-lavoro . Il concetto è molto ben espresso da Luca Sartoni nel suo video, l’idraulico sa quando gli costa il materiale, conosce molto bene i suoi costi vivi, alla pari di un fruttivendolo o di un qualsiasi altro commerciante. Il freelance invece spesso si trova per necessità a dover lavorare da solo come libero professionista (di un qualcosa di immateriale), dopo magari alcune delusioni come dipendente. Questo è l’approccio più errato che si possa avere a mio avviso, e cerco in breve di spiegare il perché:
    In Italia il libero professionista lo si può paragonare ad una azienda con tanti oneri e pochi vantaggi. Una p.iva per quanto possa essere semplificata nel caso del libero professionista, comunque obbliga ad una certa pressione fiscale e a responsabilità contabili. La morale è che se vuoi essere un libero professionista in Italia devi necessariamente rendere il tuo business economicamente sostenibile, altrimenti non ce la puoi fare, sì c’è sempre il nero…ma quello riesce di sicuro più facile all’idraulico, che spesso è chiamato a lavorare in case private, senza necessità di dar conto a nessuno.
    E quindi si torna al concetto di valore da dare al proprio lavoro e per riuscirci ci vuole un vero e proprio piano, almeno annuale, di impresa. Occorre calcolarsi quanto serve per “campare”, quanto per sostenere la propria impresa, quanto per farla crescere, e su tutto questo lavorare affinché si possano incamerare quei progetti utili al raggiungimento degli obiettivi. Non si può e non si deve navigare a vista.
    Grazie per questo recap!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.