La valorizzazione del lavoro del web designer utilizzando una piattaforma open source come WordPress

Questo post nasce dalla proposta, accolta dalla comunità, di creare un piccolo report dei contenuti di quanto detto e condiviso all’interno degli incontri mensili del nostro gruppo…
Proviamo quindi a fare un riassunto di quanto successo.

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L’amico Nino Volpe (aka Iconet), cogliendo lo spunto da alcune discussioni tenutesi tra i partecipanti degli incontri in questo 2017, ha voluto usare la propria esperienza pluriennale per discutere della tematica della valorizzazione del web designer quando utilizza una piattaforma open source: WordPress nello specifico.

Forse un quadro di Jackson Pollock viene valutato di meno se per i suoi lavori ha usato una vernice di marca scadente?
Forse un romanzo di Italo Calvino è stato pagato di meno dal suo editore quando, per scriverlo, ha usato una macchina da scrivere?
— Antonio Volpe

Questa la provocazione di Nino… Quando un cliente viene da noi ha già fatto una scelta (magari inconsapevole) del tipo di professionista che vuole, e quello che noi professionisti gli vendiamo non è “il sito web”, ma una sintesi del nostro sapere, stratificatosi negli anni e con le nostre esperienze e conoscenze degli strumenti … e WordPress è solo uno strumento per realizzare più comodamente, velocemente, efficacemente qualcosa che può essere fatto diversamente. E queste sue qualità non inficiano – o non dovrebbero inficiare – né depauperano la qualità del nostro operato.

Si è parlato dell’importanza di tutelarsi con un contratto, quale strumento biunivoco per stabilire diritti e doveri tra le parti, e mettersi al riparo da brutte sorprese, citando lo speech dell’Avv. Giorgio Trono al WordCamp Torino 2017

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… si è parlato di come tutti soffriamo, in un modo o nell’altro della Sindrome dell’Impostore

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e di come, probabilmente, tendiamo a svenderci

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e quindi di come, alla fine, del perché l’idraulico vinca sempre!

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Concludendo

In definitiva non risposte assolute, specie perché oggi il mercato sta attraversando una fase di depressione economica non indifferente … ma una serie di stimoli e spunti per far ripensare a chi lavora professionalmente con il web al proprio modello di business e alla fiducia e al rispetto che si deve pretendere per una prestazione professionale impeccabile.

Dicci la tua nei commenti…

Pubblicato da

kOoLiNuS

— ♂, amichevole cittadino del web, motociclista, geek, lettore, curioso. Apprendista delle Arti di SysAdmin & DevOps, lavora presso un istituto del C.N.R. a Bari. È un (attivo) social networker sin dal 1999 con il nickname kOoLiNuS.

2 commenti su “La valorizzazione del lavoro del web designer utilizzando una piattaforma open source come WordPress”

  1. Mi è dispiaciuto molto non aver partecipato a questo Meetup, ma vorrei dire lo stesso la mia su questo argomento così dibattuto.
    Non penso ci sia una verità univoca riguardo il valore che potremmo dare al nostro (web coso)-lavoro . Il concetto è molto ben espresso da Luca Sartoni nel suo video, l’idraulico sa quando gli costa il materiale, conosce molto bene i suoi costi vivi, alla pari di un fruttivendolo o di un qualsiasi altro commerciante. Il freelance invece spesso si trova per necessità a dover lavorare da solo come libero professionista (di un qualcosa di immateriale), dopo magari alcune delusioni come dipendente. Questo è l’approccio più errato che si possa avere a mio avviso, e cerco in breve di spiegare il perché:
    In Italia il libero professionista lo si può paragonare ad una azienda con tanti oneri e pochi vantaggi. Una p.iva per quanto possa essere semplificata nel caso del libero professionista, comunque obbliga ad una certa pressione fiscale e a responsabilità contabili. La morale è che se vuoi essere un libero professionista in Italia devi necessariamente rendere il tuo business economicamente sostenibile, altrimenti non ce la puoi fare, sì c’è sempre il nero…ma quello riesce di sicuro più facile all’idraulico, che spesso è chiamato a lavorare in case private, senza necessità di dar conto a nessuno.
    E quindi si torna al concetto di valore da dare al proprio lavoro e per riuscirci ci vuole un vero e proprio piano, almeno annuale, di impresa. Occorre calcolarsi quanto serve per “campare”, quanto per sostenere la propria impresa, quanto per farla crescere, e su tutto questo lavorare affinché si possano incamerare quei progetti utili al raggiungimento degli obiettivi. Non si può e non si deve navigare a vista.
    Grazie per questo recap!

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